I dazi e Greta



Da qualche giorno si parla molto dei dazi statunitensi e di come questi penalizzerebbero le nostre produzioni di eccellenza. E’ stato stimato che negli Stati Uniti il prezzo del Parmigiano potrebbe arrivare anche a 50 euro al chilo. Legittime quindi le preoccupazioni dei produttori, che si vedono ostacolati in un mercato molto importante. Proviamo ad andare oltre e ad allargare lo sguardo.
Dai dati che ho trovato, nel 2018 sono state esportate 93.994 tonnellate di Parmigiano, di cui circa 14.000 negli Stati Uniti. Si tratta, più o meno, di 350.000 forme che occuperebbero lo spazio di circa 540 container. Tutto questo formaggio non è arrivato a New York, Las Vegas o San Francisco in barca a vela, ma in aereo o al limite in nave, opportunamente refrigerato.
Nel momento della crisi globale sul clima, possiamo ancora permetterci di far fare 7.000 e più chilometri a qualche pezzo di formaggio? Possiamo ambientalmente continuare a vedere aumentare i volumi di esportazione (senza i dazi) tra i vari paesi del mondo, che si tratti di formaggi, mele, vini e così via?
Possiamo evitare l’assurdità per cui, sempre nel 2018, abbiamo esportato oltre 98.000 tonnellate di mozzarella per importarne oltre 87.000?
Nessuna “green economy” potrà salvarci dal disastro se continueremo ad accettare questi spostamenti assurdi, con buona pace di chi ha paura delle “istanze molto ideologiche basate sulla decrescita felice”.

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