Copenhagen


Questione di giorni, poi ci saremo. La nuova (ennesima?) conferenza sui cambiamenti climatici si svolgerà nella capitale danese. Se penso a Copenhagen, mi vengono in mente strade tranquille, bici che circolano ovunque, insomma, un luogo dove arrivare. Chissà se lì le bici possono andare sulle preferenziali... ma non è importante.
La mia paura è che ricominci il teatrino su chi deve cominciare a smettere di produrre la CO2.
I paesi ricchi dicono che il problema è mondiale e quindi tutti devono ridurre le emissioni. Quelli poveri dicono che siccome finora le loro emissioni sono state residuali, adesso vogliono potersi “arricchire” senza stare ad andare tanto per il sottile. Nel mezzo il pianeta si scalda, si scalda, si scalda... nonostante siano ancora tanti a dire che, in fondo, le azioni “climalteranti” umane sono limitate e non val la pena di buttare soldi nel limitare emissioni, produzioni e ricchezza.

Io credo che sia necessario cambiare registro. Non ci sarà mai nessuna azione ad “emissione zero”, ma possiamo cominciare a consumare meno energia, a cambiare fonti, a usare meno l’auto, ad acquistare prodotti fatti nelle vicinanze.
Qualcuno ha detto che consumiamo più energia perché abbiamo un migliore tenore di vita.
Io credo che usare la bici per spostarsi entro i 3-4 chilometri o spegnere le luci dove non servono sia una scelta di civiltà prima che di rispetto dell’ambiente.
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