martedì 20 settembre 2011

Santa Trinita, Corsini e Carraia: FirenzeInBici ricorre al Ministero

Da La Repubblica, a firma di Ilaria Ciuti

«UNA pedonalizzazione che trascura chi pedala, anzi va contro le bici, è un assurdo evidente che non accade in nessuna parte d’Europa». L’associazione di ciclisti, Firenzeinbici.net, così attacca le recenti misure di pedonalizzazione di piazza Pitti e via Tornabuoni. «In genere aree pedonali e bici si aiutano a vicenda. Le bici diventano la prima alternativa a auto e motorini», fa notare Valerio Parigi. Mentre a Firenze il primo atto dell’amministrazione nel creare la nuova area pedonale, accusa Firenzeinbici, è stato «quello di rendere più difficile la pedalata per gli unici che non inquinano e non ingombrano». Trasformando, si spiega, da bidirezionali in unidirezionali le tre piste ciclabili del ponte Santa Trinita, lungarno Corsini e ponte alla Carraia.

L’associazione ha protestato fin dall’inizio obiettando che in questo modo il percorso Oltrarno-centro diventa assai più lungo e tortuoso mentre si sa che la bici diventa una vera alternativa solo se le si offrono percorsi vantaggiosi. Adesso invece, attraversare in bici verso il centro il ponte Santa Trinita, andando la pista ciclabile solo in direzione via Tornabuoni-Oltrarno, significa correre il pericolo di scontrarsi con le auto che girano da Lungarno Acciaiuoli. Oppure fare il lungo giro dal lungarno Guicciardini, ponte alla Carraia, via Tornabuoni. Stesso discorso di infrazioni e rischi anche sul lungarno Corsini e il ponte alla Carraia. In questa situazione, è l’ultimo affondo di Firenzeinbici, accade anche che le prime modifiche fatte dall’assessore alla mobilità Mattei alla zona pedonale dopo il primo rodaggio «siano state tutte a favore dei motorini puttosto che delle biciclette: a discapito dei pedoni cui invece si sostiene di avere dedicato la zona».

Così Firenzeinbici è passata dalle parole ai fatti. Ha mosso ricorso legale contro l’amministrazione presso il ministero alle infrastrutture. Dà facoltà di farlo, ricorda Parigi, il codice penale. Nel ricorso l’avvocato di Firenzeinbici impugna la giustificazione, data dall’amministrazione alla conversione delle tre piste verso il senso unico: ovvero che la restrizione sarebbe resa obbligatoria dall’ultimo decreto ministeriale che dice come le piste ciclabili a due sensi in sede stradale debbano essere sempre delimitate da un cordolo. Senza cordolo niente doppio senso e sulle tre piste in questione in effetti il cordolo non c’è. Ma Firenzeinbici obietta che il decreto, classe ’99, si riferisce solo alle piste che sarebbero state costruite da quel momento in poi e non a quelle già esistenti, come invece sono le tre piste in questione.
Il ricorso è partito ai primi di agosto e a quel punto il provvedimento di trasformazione dei tre tratti da bidirezionali a unidirezionali è stato automaticamente sospeso, senza però che nessun cittadino ne venisse avvertito. Oltretutto la sospensione è durata poco perché l’amministrazione ha immediatamente ordinato una contro sospensione sulla base della motivazione di urgenza. «Un’urgenza che non c’era - protesta Firenzeinbici - e che comunque l’amministrazione non ha motivato. Tanto che il ministero ha chiesto una relazione tecnica e ha affidato il compito di istruire la controversia al Provveditorato regionale alle opere pubbliche».
Adesso i ciclisti attendono i risultati e l’associazione annuncia di essere pronta a ricorrere anche alla Corte dei conti. Protesta anche l’altra associazione fiorentina di ciclisti, Città Ciclabile, che non solo chiede il ripristino del doppio senso delle tre piste ciclabili, ma anche nuove direttrici ciclabili dalla periferia al centro che ora dice essere inesistenti.


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