lunedì 20 febbraio 2012

fuochi d'artificio sul web per "salvare i ciclisti"

di Valerio Parigi

Da giorni sul web, ed in particolare su Facebook, infuria la campagna "salvare i ciclisti" partita dal Times e rimbalzata su molti quotidiani italiani.
Una piccola radiocronaca, quasi dal vivo ...

I fuochi d'artificio sul web  - 12 febbraio

I primi passi italici li hanno mossi alcuni blogger, rilanciando fra di loro ed innescando la diffusione "virale". Anche la nostra federazione Fiab si è buttata nella mischia, insieme a numerose associazioni e gruppi locali sia organizzati che indipendenti, ed a più di 5000 utenti di Facebook in pochi giorni. I giornali sono arrivati a ruota ed alcuni parlamentari di vari schieramenti hanno raccolto l'appello per farlo confluire in interventi legislativi a favore della bicicletta e per la sicurezza dei suoi utenti.

Il malcapitato - 15 febbraio

Quasi per caso è emerso anche un DDL di segno opposto, benchè spacciato per "sicurezza": quello dell'on. Mancuso (PdL) che ancora una volta ributta in campo l'obbligatorietà del caschetto per ciclisti.
Come Fiab ci limitiamo a rilanciare i molti argomenti per un NO a quest'obbligo insensato (vedi qui).
- la sicurezza aumenta col numero di ciclisti in circolazione, ed il caschetto ha l'effetto opposto, li riduce
- un obbligo generalizzato non esiste al mondo, con l'eccezione dell'Australia, dove si sta pensando di far marcia indietro, per gli acclarati motivi suddetti
- tutte le associazioni dei ciclisti del mondo sono contrarie
- per quanto consigliato caldamente, il caschetto ha modestissimi effetti: in sostanza solo per cadute da fermo o poco più, rilevano numerosi studi
La sicurezza dei ciclisti passa per ben altri interventi, applicando modelli di mobilità ormai ben diffusi in tutta Europa che vanno ad incidere sulla vera causa degli incidenti: strapotere dell'auto e viabilità su misura di essa, a scapito di tutti gli altri, dell'ambiente, della vivibilità etc.

Ci giungono anche notizie che "Mr. Casco obbligatorio" reagisca stizzito e, credendo di rafforzare la sua indifendibile pretesa, svela involontariamente un interessante aspetto della vicenda "caschetto obbligatorio": le pressioni di aziende produttrici ed importatrici interessate allo squillar della cassa, oiù che alla sicurezza di chi si muove in bici. Il cerchio si chiude.

La storia continua, per fortuna non bloccata sulla scemenza del caschetto obbligatorio, la seguiamo con interesse, qui su queste pagine, oltre che su Facebook, con parole ed immagini, di cui alcuni esempi qui sotto:


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