Senza chip



Non è colpa del virus, del costo del petrolio o di una potente spinta ambientalista: l’industria dell’auto sta producendo a ritmo ridotto (perché, che lo vogliate o no, il “mercato” è ripartito) a causa della scarsità di microchip.
Se un tipo di medio-scarsa intelligenza come me pensa a un’auto, crede che siano importanti l’acciaio, l’alluminio, il motore, le ruote… poi si rende conto che solo per mettere la chiave nel quadro (sempre che ci sia), è necessario un dialogo tra la chiave e la centralina elettronica, e questa a sua volta sovrintende chissà quante altri dispositivi… Dicono che in un’auto ci siano mediamente 3000 microchip: il maggior produttore mondiale è a Taiwan, e visto che questi componenti assumono un ruolo sempre più importante nell’utilizzo dell’auto, qualcuno si sta chiedendo se non sia arrivato il momento di riportarne la produzione in occidente.
L’allarme è già presente da mesi, e adesso qualche stabilimento automobilistico ha già iniziato a fermarsi, mentre alcuni marchi hanno rallentato la produzione.
La domanda finale è: siamo sicuri che tutto questo movimento mondiale di merci per costruire un’auto (nel 2018 la Cina ha esportato un terzo della sua produzione di componenti automobilistiche negli Stati Uniti) sia sostenibile?
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