No, qui no



E' un film già visto: appena è stato reso pubblico l'elenco dei luoghi dove potrebbe essere creato il sito unico nazionale di stoccaggio dei nostri rifiuti nucleari, tutti quelli che stanno nei paraggi si sono subito affrettati a dichiarare “qui no, grazie”.
Lungi da me dare patenti di purezza, ma prima di accettare obiezioni da chicchessia, sarei curioso si sapere da che parte stavano questi signori il giorno del referendum sul nucleare di quasi dieci anni fa. Ho letto le giuste rimostranze di chi, per esempio, si preoccupa della sorte di Pienza, uno dei siti candidati, citando l'Unesco e tutto il resto. Premesso che Pienza è bellissima così come il suo circondario, questo può essere sufficiente per scaricare il fardello su altri?
Poi, andiamo oltre: gli zelanti difensori antideposito hanno qualcosa da dire sui siti italiani dove sono stoccate svariate testate atomiche altrui? Questi non sono rifiuti, ma armi nucleari...
Eppoi, guardiamo ancora avanti: magari tra gli stessi oppositori del deposito nucleare ci sono i credenti nella necessità di infrastrutture per lo sviluppo del Paese. Gente che plaude ad un inceneritore, ad un'autostrada, uno stadio, un altoforno o un impianto di risalita, ma che no, un deposito di scorie nucleari proprio non lo vuole... nonostante siano ipotizzati oltre 4000 posti di lavoro all'anno per la costruzione e 700-1000 per la gestione, indotto compreso.
Infine, ultimo appunto: i rifiuti nucleari li abbiamo già in tutta Italia, anche a Pisa. A me non piacerebbe avere un deposito davanti a casa, ma se utilizziamo le radiazioni, anche solo in ambito medico, dobbiamo fare i conti i loro scarti, da qualche parte.

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