La vita (del ciclista ferroviario) è fatta a scale
mercoledì 28 ottobre 2026 | di Patrizio Suppa
Sono un inguaribile romantico, e per questo tutte le volte che prendo un treno per fare un giro in bici mi aspetto che l'organizzazione che fornisce il mezzo ecologico per eccellenza (dopo la bici e treni a gasolio a parte) si compiaccia della mia scelta e si allei con me, che uso bici e treno e pago pure un biglietto. Io, dalla mia parte, ci metto una sveglia antelucana per arrivare in stazione e raggiungere il punto di partenza, dall'altra chiederei un minimo di facilitazione all'uso della bici. Invece, niente di tutto questo: in quasi tutte le stazioni, anche le più recentemente ristrutturate, non ci sono aiuti per accedere ai binari se non caricarsi la bici sul groppone e sperare che sulle scale del sottopasso non ci sia gente da scansare, tacendo su quelli che ti vedono scendere nel sottopasso con addosso bici e borse e non si spostano di un centimetro, mentre sei sul punto di equilibrio tra lo scendere uno scalino e il ruzzolare sul fondo del sottopasso. Anche a Chiusi, una stazione in cui i sottopassi sembrano appena ristrutturati, è sempre la solita storia: ascensori a cui mancano una quindicina di centimetri per entrarci con una bici e scale senza la canaletta laterale che permette di portare su e giù la bici nel sottopasso, spingendola invece che caricandosela addosso.. Altra occasione sprecata, altri soldi spesi senza aiutare chi va in bici sul treno.
|