E’ bella la libertà di parola, e la difendo. Dovrebbe però esserci almeno una raccomandazione alla coerenza, o anche l’obbligo alla memoria delle parole dette liberamente. La prendo larga raccontando che a Parma i vigili urbani hanno adottato uno
strumento che misura la velocità delle bici elettriche, per sanzionare chi usa quelle modificate e che possono diventare pericolose. Nel primo giorno di utilizzo sono state fatte 15 multe, ma non si sa su quanti controlli.
Appena la notizia è uscita, si è levato un coro: “le voglio anch’io”, “usatele anche qui”, e così via.
E’ successo anche a Bologna, dove un capogruppo di opposizione ha lanciato un
messaggio (condivisibile, direi) di estrema preoccupazione per la sicurezza stradale di pedoni e ciclisti, chiedendo al Comune di adottare l’apparecchio anche lì.
Bravissimo, quindi, ma come la mettiamo con la
città 30? Non è una contraddizione inalberarsi per le bici elettriche che superano i 25 km/h e poi tacere delle auto che superano i 30? C’è forse un pizzico di ideologia?
I controlli sulle bici fuorilegge non devono essere in contrasto con quelli sulle auto (tra l’altro, il ministero ha vietato i controlli di velocità nelle zone a 30 km/h), se davvero si ha a cuore la sicurezza delle persone.
Forse questi controlli sono richiesti perché sono tanti i ciclofattorini stranieri che vanno in bici senza pedalare?
Controlli sì, ma anche coerenza, grazie.