Scelta atomica
martedì 29 settembre 2026 | di Patrizio Suppa
E alla fine è arrivata la legge delega sull'energia atomica: il governo preparerà i decreti attuativi per arrivare alla messa in funzione dei primi impianti nel 2033. Cominciamo proprio dalla data: tra poco più di sei anni arriveremo ad avere le centrali atomiche, mentre non si riesce ad immaginare la fine della vendita delle auto a benzina e gasolio nel 2035? Anche se ho mescolato le mele e le pere, il tempo è proprio il fattore chiave di questa faccenda: questa scelta è stata fatta passare in nome della decarbonizzazione e della sovranità energetica, ma per la riduzione della CO2 non possiamo più aspettare, mentre per la dipendenza dall'estero... non avendo uranio casalingo, al massimo cambierà il fornitore, che sarà sempre al di fuori dei nostri confini. Non solo: tanti sono favorevoli adesso, ma quando queste centrali avranno un indirizzo, quanta simpatia potranno suscitare ancora? Basta ricordare il sito nazionale di stoccaggio delle scorie nucleari: sono anni che si studia dove metterlo, ma ogni volta che appaiono le ipotesi di localizzazione, tutti gli interessati si alzano dicendo “non qui”. Basta guardare i progetti di installazione di nuovi impianti eolici, dove tutti si preoccupano del paesaggio, ma nessuno batte ciglio di fronte a tralicci e antenne. Infine, ci sono i costi: si parte con una cifra e si arriva ad un'altra, molto più alta: prenderò l'esempio di Flamanville, in Francia, dove di centrali atomiche se ne intendono. Il costo di costruzione di un nuovo reattore era stimata in 3,3 miliardi di euro, salvo poi arrivare, secondo la Corte dei Conti francese, a 19,1 miliardi. La costruzione è iniziata nel 2007 e la centrale è stata allacciata alla rete elettrica nel 2024. Eolico e solare costano molto meno e sono disponibili subito. In più, ci sono le batterie per accumulare l'energia prodotta e restituirla quando serve.
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