Lo dicevano in tanti già da tempo: le misure prese per contrastare il cambiamento climatico nella Cop di Parigi nel 2015 erano insufficienti, anche seguendole alla lettera.
La relazione del Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (Unep) è impietosa: non manterremo l’aumento della temperatura globale sotto gli 1,5 gradi. Quello che è stato fatto è importante, certo, ma lontano dagli accordi di Parigi e quindi insufficiente: se si dimezzassero davvero le emissioni entro il 2035 e si azzerassero nel 2050, gli studi dicono che con i dati odierni avremo comunque un aumento di 1,8 gradi. Al contrario delle monetine che rimangono nelle tasche, decimali e centesimi di grado in più o in meno possono fare la differenza tra un disastro e l’apocalisse. Mantenere l’aumento entro 1,5 gradi non ci darà un pianeta sicuro, ma sicuramente più sicuro di uno con un aumento superiore.
La ricetta è sempre la stessa: ridurre le emissioni e adattarsi al cambiamento, sperando di “diminuire l’aumento” della temperatura.
A novembre ci sarà la nuova Cop, e anche stavolta non credo che emergeranno iniziative sorprendenti e risolutive: in questi stessi giorni sui giornali si
gongola perché un’azienda petrolifera italiana andrà ad estrarre petrolio in Venezuela, passando dai 12.000 barili al giorno di oggi ai 400.000 del 2030. Un ottimo affare.