Forse è un caso, o forse no: dall’inizio degli attacchi contro l’Iran il prezzo del petrolio e dei sottoprodotti è aumentato, come abbiamo tutti sotto gli occhi quando passiamo accanto ad una stazione di servizio. E cosa ha portato questo aumento dei prezzi dei carburanti? A casa nostra la rincorsa a ridurre le accise, con risultati giudicati scarsi, l’aumento di prezzi e delle spese di mobilità ma nel resto del mondo (Stati Uniti esclusi) ha portato anche l’aumento delle vendite dei veicoli elettrici rispetto all’anno precedente.
E’ stato
stimato che grazie alle auto elettriche circolanti, in Cina hanno ridotto il consumo di 1,5 milioni di barili di petrolio al giorno, circa il 10% del totale. Sempre in Cina, una volta finiti i loro incentivi, le vendite di auto elettriche erano calate al 42% del totale nei primi due mesi del 2026 per poi risalire al 60% negli ultimi tre mesi. Nel 2025 in Cina è stato acquistato il 38% delle auto elettriche mondiali e negli Usa il 18%, confermandosi il primo e il secondo mercato del mondo. Anche in Europa (in Italia molto meno) le vendite crescono: sempre nel 2025 un quarto delle auto vendute era elettrico.
L’auto elettrica mantiene gran parte delle criticità delle auto tradizionali, ma almeno non ha emissioni mentre circola. Non solo: viste le tensioni politiche internazionali, se proprio vogliamo mettere un po’ di sovranismo vero nel serbatoio, usare l’energia elettrica potrebbe essere una soluzione nazionale, visto che nei primi sei mesi del 2026 l’energia elettrica consumata in Italia proveniva al 43% da fonti rinnovabili, quindi prodotta proprio nei paraggi. Se poi qualcuno avesse pure i pannelli solari sul tetto, si ritroverebbe pure il pieno a km zero.