La patente non è un diritto
lunedì 17 agosto 2026 | di Patrizio Suppa
Non sarà certo sfuggita a chi va in bici la notizia del tizio che ha investito un gruppo di ciclisti per poi tornare indietro e travolgendoli di nuovo mentre stavano prestando soccorso ad uno di loro. Quindi: prima sorpassa il gruppo di sei ciclisti suonando, con uno di loro che alza il braccio, per farlo passare o per mandarlo altrove, non mi pare faccia differenza. Poi rallenta, li fa sorpassare e poi accelera e ne investe cinque. L’unico illeso lo insegue per prendergli il numero di targa, ma l’automobilista torna indietro, tenta di investire l’inseguitore e poi torna a travolgere investire i cinque di prima che stavano soccorrendo il più grave: ossa spezzate, fratture, sangue. Scappato via, l’automobilista si è presentato dai carabinieri qualche ora dopo ed è stato messo ai domiciliari. La gip qualche giorno fa li ha confermati per “totale spregiudicatezza e incuranza delle conseguenze”. In una dichiarazione rilasciata dal suo avvocato, l'automobilista ha chiesto perdono ai familiari (non mi pare ai ciclisti investiti!): “Avevo la mente annebbiata. Mi si è offuscato tutto e non ho capito più nulla. Nemmeno che cosa stesse succedendo. Chiedo perdono ai familiari dei feriti. Ammetto la mia colpa, la mia responsabilità”. Ci sarà un processo, e vedremo come andrà a finire. Curiosamente, o forse no, questa tentata strage è sparita quasi subito dai giornali, esclusi quelli locali: ciclisti e pedoni morti o feriti, come anche le altre vittime della strada, non hanno molto seguito, nonostante i morti stradali siano in termini assoluti dieci volte quelli per omicidio. Altrettanto curioso è stato non trovare alcuna dichiarazione di qualche ministro, di solito estremamente reattivi se si parla di coltelli, sostanze e così via, ma in questo caso stranamente silenti.
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