Lungarno Amsterdam
venerdì 24 luglio 2026 | di Patrizio Suppa
Come per la temperatura reale e percepita, credo sia importante stabilire che anche la ciclabilità può essere reale e percepita. Chi va in bici pedala, si sposta, scansa buche, cantieri e interruzioni. Non sta certo a contare quanti si muovono sullo stesso percorso. Chi è in auto passa accanto alle ciclabili e le trova sempre vuote, magari mentre è in coda, o almeno è quello che crede. Non sono un esperto, ma il ciclista occupa meno spazio di un auto o un motorino, e, in più, si muove molto più velocemente, soprattutto se c’è traffico. Ma questo è solo un ragionamento filosofico di piccolo cabotaggio, e siccome siamo scienza e non fantascienza lasceremo ai numeri l’ardua sentenza. Il problema è che l’Amministrazione, nonostante l’installazione di numerosi sensori, tiene gelosamente per sé questi dati, eccettuati i tre totem con il doppio contatore giornaliero/annuale, e lascia che si propaghi l’idea che le ciclabili “non le usa nessuno”, senza considerare che ogni giorno ci sono migliaia di ciclisti che si muovono in città. Mi permetto anche di aggiungere che non comunicare questi numeri è un clamoroso autogol di immagine: se “non le usa nessuno”, vuol dire che gli amministratori “buttano i nostri soldi per l’ideologia green”. Sarei curioso invece di sapere, dopo sei mesi, quanti ciclisti sono passati da via Toselli, via Ammirato, via Baracca, viale dei Mille e via Canova, tanto per fare qualche esempio. In questi giorni il contatore del lungarno Vespucci ha superato il mezzo milione di passaggi, da gennaio. Non so se sia la pista più utilizzata della città, ma poco importa: in alcune occasioni è difficile riuscire a sorpassare dalla quantità di ciclisti che si sposta nei due sensi: e pensare che per anni ci hanno fatto andare sul marciapiede e come ancora oggi inspiegabilmente succede nel tratto tra il Consolato e piazza V. Veneto. Passare da lì fa annusare un po’ di Olanda, facendo correre il pensiero a cosa potrebbe diventare la nostra città.
|