Tutela dove?
giovedì 2 luglio 2026 | di Patrizio Suppa
Sarà sicuramente uno dei temi di dibattito dei prossimi giorni l’appello di 44 studiosi e intellettuali timorosi che lo sviluppo delle rinnovabili possa portare al deturpamento del paesaggio italiano. L’appello, rivolto soprattutto alle tre maggiori associazioni ambientaliste, contiene anche una domanda provocatoria: “brucereste la Gioconda per produrre energia?”. Su questo argomento si cammina sulle uova, e probabilmente quello che scriverò preparerà una discreta frittata. Come qualsiasi attività, anche la produzione di energia ha bisogno di impianti e infrastrutture. L’energia rinnovabile non esce da questa regola: pannelli solari e pale eoliche hanno bisogno di spazi adeguati per l’installazione e l’utilizzo. Per spazi adeguati intendo una banalità: dove c’è il sole per i pannelli e dove c’è il vento per le torri eoliche. Dobbiamo metterli ovunque si possa? No, direi, ma metterne quante ne servono a staccarsi da gas e petrolio e contemporaneamente riducendo i consumi. Questo è il punto nevralgico: ridurre i consumi e cambiare abitudini, impresa che psicologicamente costa più di quello che si pensa. Del resto, non mi pare ci siano queste sterminate distese di pale eoliche o di pannelli solari: mentre la visione dei tralicci di impianti televisivi o telefonici oppure delle lunghe file di pali e tralicci che portano energia alle case non creano imbarazzo, qualche torre eolica deturpa il paesaggio: in certi luoghi può darsi, ma non dimentichiamo che l’energia che utilizziamo in questo momento (elettrica, gas, petrolio e pure rinnovabile) viene prodotta, raffinata e spinta in luoghi che ci sono distanti e non vediamo, e che possiamo considerare “sacrificabili”. Qualche esempio? Le raffinerie in Sicilia, a Marghera e pure a Livorno; le centrali elettriche a Civitavecchia o Piombino; i rigassificatori a Livorno e ancora a Piombino; impianti, tubi e torri di raffreddamento intorno a Larderello. Ci sono territori e popolazioni che convivono, per scelta o per forza, con questi impianti, e noi pensiamo che sia sempre stato così, e continuiamo ad accendere la luce e a fare il pieno. Benissimo tutelare il paesaggio, ma occorre arrivare al punto in cui bellezza e utilità possano incontrarsi e parlare insieme. L’alternativa è farsi incantare dalle centrali atomiche o lasciare tutto come sta. Fino alla prossima ondata, di calore o di temporali.
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