Pensavo che la “città dei 15 minuti” fosse una banalità e invece ho scoperto che qualcuno mi mette
in guardia da quello che sembra essere un modello di controllo e confinamento sociale, promosso con “la scusa” della cosiddetta “emergenza climatica”.
La città di 15 minuti, portata alla ribalta dalla ex Sindaca di Parigi e nata dagli studi dell’urbanista Carlos Moreno, è l’idea di modificare l’urbanistica per portare quello che serve ai cittadini ad una distanza raggiungibile in 15 minuti a piedi o in bicicletta. I motivi sono semplici: meno auto per strada, minor inquinamento, maggiori interazioni sociali, miglioramento della salute grazie al movimento. Non mi pare che ci siano molte altre
controindicazioni se non una, molto importante: rendere un quartiere più vivibile aumenta il valore degli immobili e potrebbe spingere alla gentrificazione e all’allontanamento dei residenti.
Come l’autovelox o la zona 30, anche la città dei 15 minuti sta per diventare un bersaglio: ancora una volta dovremo difendere la banalità.