Un interessante
studio dell'Insurance Institute for Highway Safety (IIHS, un'associazione finanziata dalla maggioranza delle assicurazioni automobilistiche statunitensi) ha preso in considerazione 2.500 spot pubblicitari di auto (1.500 in tv nel 2018, 2020 e 2022 e 1.000 su internet nel 2020 e 2022) e ha scoperto che tematiche come velocità, manovrabilità, potenza, aderenza e frenata erano il 43%, mentre quelli che evidenziavano la velocità erano ben il 16%, mentre l'aderenza era citata nel 28% dei casi: attenzione però, perché l'aderenza come parametro di sicurezza era evidenziato solo in uno spot su dieci. In generale, le tematiche sulla sicurezza erano presenti solo nell'8% degli spot. Lo studio ha anche citato i film, mettendo in evidenza che tra film con auto velocissime e spot pubblicitari c'è però una grande discriminante: i primi fanno intrattenimento, mentre lo scopo dei secondi è persuadere. Non è una differenza da poco. Anche se è quasi impossibile riuscirci, basta leggere le scritte in piccolo presenti in tanti spot che passano anche nelle nostre televisioni che più o meno sono di questo tenore: “autista professionista su strade chiuse al traffico, non imitare”, una scritta leggibile solo con un fermo immagine e che invece dovrebbe essere sovraimpressa almeno a carattere 18 dall'inizio alla fine di ogni spot, un po' come avviene sui pacchetti delle sigarette per i pericoli sanitari. Invece, tra il 2018 e il 2022 gli spot basati sulla velocità sono passati dal 14% al 19%, mentre quelli basati sulla sicurezza sono passati dall'11% al 3%.
Nello stesso periodo negli Stati Uniti sono state uccise in scontri stradali causati dalla velocità 11.288 persone, il 29% del totale. Per capirsi, è poco meno del totale degli abitanti di Fiesole.
Finché l'auto resterà un feticcio e non sarà considerata come un elettrodomestico con le ruote (sentite una vibrazione interiore quando volete acquistare un aspirapolvere?), anche l'educazione stradale e il rispetto dei più fragili sulla strada sarà un bel progetto per l'avvenire, e poco altro: non sarà un caso che la guida in stato di alterazione sia considerata moralmente più grave e disdicevole di quella ad alta velocità.
Sarebbe interessante fare uno studio del genere anche in Italia, anche se al momento mi pare che oggi la stragrande maggioranza degli spot nostrani punti sull'autonomia: forse Freud avrebbe qualcosa da dirci sull'argomento.