Anche l'asfalto ha fatto cose buone


Un po’ di pioggia e oplà, il tratto di argine che collega il lungarno pedonale dell’Isolotto con il ponte tramviario diventa un percorso di addestramento per i corpi speciali. 
Pozzanghere enormi e buche da scansare, con quella glassa fangosa che ricopre scarpe e abiti dei ciclisti che passano da lì. Come all’incrocio via dei Platani-lungarno dei Pioppi, i punti nodali nascosti della ciclabilità cittadina vengono trattati con una leggerezza disarmante, come se da lì passassero qualche decina di sfaccendati invece di centinaia di lavoratori e studenti. E che sia chiaro: anche gli sfaccendati hanno il diritto di scansare buche e fango.
Diciamocelo: in città l’asfalto serve, e sentire che è necessario toglierlo dai parchi per abbassare le temperature e ridurre le isole di calore è paragonabile a tirare cannonate contro le zanzare: scalda più un parco alberato con i vialetti asfaltati o un parcheggio scambiatore? Basta solo guardare quello nuovissimo (senza neanche una colonnina di ricarica!) sul viale Nenni per cominciare a sudare, anche a Natale...
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