Ritorno a 30
venerdì 27 marzo 2026 | di Patrizio Suppa
Nei giorni scorsi il Corriere della sera ha pubblicato un articolo sulle zone 30 italiane, raccontando che poco alla volta i comuni stanno superando le questioni ideologiche e guardando i fatti. Infatti non ci sono teorie politiche che tengano: la fisica ci dice, più efficacemente delle norme del diritto internazionale, che in tutto il mondo un pedone investito da un’auto a 30 km/h ha una percentuale di sopravvivenza di circa il 90%, se invece viene investito a 50 km/h la percentuale scende a circa il 20%. Qualunque cosa ne pensi qualsiasi ministro, da questi dati non ci si schioda, nemmeno con un condono. Detto questo, dopo lo stop del Tar, dal 20 aprile Bologna riattiverà la città 30 su 258 chilometri di strade, riscrivendo le motivazioni strada per strada. Intanto altre città stanno andando avanti: per citarne alcune, Genova, Roma, Bergamo. Le città sono delle persone, e le auto, che a volte sono utili, devono essere considerate ospiti, e come ospiti devono comportarsi i pedoni che momentaneamente si mettono alla loro guida. Le Amministrazioni devono invece pensare a modificare le strade per far andare i veicoli forzosamente piano.
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