L’accisa è quella cosa contro cui combatte l’opposizione e su cui glissa il governo. Non ne faccio un problema di opinione politica: è proprio un gioco di ruolo in cui ognuno impersona il favorevole o il contrario a seconda di quello che sta facendo in quel momento. Basta guardare i governi che si sono succeduti negli ultimi trent’anni, di tutti i tipi e colori, e rammentare quante volte sono state non dico eliminate, ma almeno diminuite. A volte è pure sembrato un successo
non averle aumentate.
In questi giorni si è molto parlato di riduzione delle accise a causa dell’ennesimo rincaro dei prezzi petroliferi causato dall’ultima guerra, ma pare che non se ne faccia di nulla.
Si fa un gran parlare di indipendenza energetica europea, ma leggendo i titoli dei giornali di questi giorni, pare proprio che siamo legati mani e piedi agli scossoni che avvengono in giro per il mondo.
E se qualcuno gongola dicendo che, essendo produttore, l’aumento dei prezzi farà fare più soldi (dimenticando che li faranno le compagnie petrolifere, mentre i cittadini pagheranno i rincari), potrebbe essere giunto il momento di ripensare a questa dipendenza energetica abbandonando il petrolio, se non per motivi ambientali (giammai!), almeno per motivi economici.
Sarebbe già qualcosa, ma non credo in uno scatto di orgoglio continentale.