Ma mi faccia il piacere 73
mercoledì 25 febbraio 2026 | di Patrizio Suppa
Su qualche giornale qualcuno ha pure definito “controrivoluzione” il ritorno dell'azienda italiana (!?) produttrice di auto al vecchio e amato (da loro) motore a gasolio. Loro non hanno mai amato le motorizzazioni elettriche, inventate controvoglia per seguire l'onda generale, ma senza convinzione. Non mi pare infatti di aver visto l'uscita di un modello solo elettrico, né, se non sbaglio, full-hybrid. Qualcosina è stato fatto nel ramo francese della famiglia, ma senza esagerare. Ecco quindi la “controrivoluzione”, che io invece chiamerei “restaurazione”, che porterà a resuscitare motori destinati a finire in qualche museo. Rilanceranno la produzione usando una tecnologia destinata a sparire: un po' come mettersi a produrre cabine telefoniche. Può darsi che questi motori siano di ultima generazione ed emetteranno meno CO2 di quelli a benzina, ma la domanda che mi viene è la solita: se è una tecnologia così fenomenale, perché si sono inventati anche i software nascosti per falsare i dati di emissione? La parola “dieselgate” non ricorda nulla? Sarebbe bello che tecnici e giornalisti così indulgenti per questa tecnologia ricordassero che i motori a gasolio non emettono solo CO2: ripeterò per l'ennesima volta che da anni si sa che le emissioni del gasolio sono certamente cancerogene, e che diluirlo con gli oli vegetali migliorerà un poco la situazione, ma la sostanza rimarrà quella.
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