Il suolo consumato


Se consumi le suole, un buon calzolaio può rimetterne di nuove, ma se consumi il suolo, quello non torna più, se non con costi altissimi. L’ultimo rapporto Arpat presentato giorni fa mostrava come Firenze sia la città con il maggior consumo di suolo della Toscana (il 46,2%), una regione che solo nel 2024 ha ricoperto oltre 142.000 ettari di suolo.
Mentre per l’aria la situazione sta un po’ migliorando e per le acque invece peggiora, il consumo di suolo resta sempre sotto traccia, perché parlarne è sgradevole e costringe a confrontare quello che si dice con quello che si fa: parcheggi, viadotti, capannoni, svincoli, aeroporti e palazzoni sono come moderne piramidi che celebrano il “fare”, anche se è giunto il momento di fermarsi, e, al limite, rigenerare quello che già c’è.
Mentre tempeste e alluvioni producono vittime e danni, si continuano a rilanciare nuove costruzioni, come se il suolo impermeabilizzato fosse indipendente dalle acque ingovernabili.
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