Sta facendo giustamente scalpore l’episodio del ragazzino lasciato a piedi perché aveva il biglietto… anzi, a dire il vero aveva il biglietto, ma non quello giusto… ma andiamo con ordine.
Siamo a San Vito di Cadore, paesino a pochi chilometri da Cortina. Un ragazzino esce da scuola e va a prendere il bus con il suo regolare biglietto, ma… il regolare biglietto è diventato irregolare, a causa delle Olimpiadi. L’autista non lo fa salire e lui si trova costretto a
tornare a casa camminando per sei chilometri nella neve e sotto zero. Non so cosa preveda il regolamento dei bus in questi casi, ma vorrei sorvolare sul comportamento dell’autista e sul faticoso rientro a casa del ragazzo per parlare del biglietto.
Su quella linea, Calalzo-Cortina, dal 23 gennaio al 17 marzo non era più valido il regolare biglietto chilometrico, ma era acquistabile solo un biglietto giornaliero al costo di 10 euro, indipendentemente dalla distanza. Capisco le Olimpiadi, capisco il potenziamento del servizio e capisco che per gli abbonati non fosse cambiato niente, ma se di servizio pubblico si tratta, perché questa scelta? Qualcuno si è poi reso conto che questa fosse penalizzante per i residenti ed è corso ai ripari, dando un
rimborso di massimo 5 biglietti a testa, fino ad esaurimento fondi, usati nelle sette settimane di modifica della tariffa.
E’ però bastato il clamore suscitato dal bambino lasciato a piedi all’addiaccio che, nel giro di poche ore, ciò che non era possibile lo è diventato come per magia (o per la figura barbina): i residenti della provincia continueranno a pagare il biglietto chilometrico e gli altri la tariffa speciale. In più, sui giornali di ieri hanno pure scritto che il bambino è stato invitato alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. Riguardo l’aumento e il ripensamento della tariffa direi che qualcuno dovrebbe farsi un esamino di coscienza, anche per le direttive date (o non date) agli autisti.