La gipponizzazione della bici
venerdì 30 gennaio 2026 | di Patrizio Suppa
Quando qualcuno si alza e dice di aver trovato una soluzione per la mobilità ciclistica, come per esempio l’eterno ritorno dell’ideona del casco obbligatorio, io chiedo e mi chiedo: gli olandesi lo fanno? Potrebbe andar bene anche prendere in considerazione i danesi o i tedeschi, ma le regole della mobilità ciclistica olandese dovrebbero essere la nostra Costituzione ciclistica, anzi di più, la Dichiarazione universale dei diritti dei ciclisti. Questa mia farneticazione nasce dopo aver letto dell’intenzione del Comune di Amsterdam di vietare il transito delle fat-bike in uno dei parchi più frequentati della città per la loro pericolosità. Premetto che non ne ho mai guidata una, ma vederle circolare in città mi fa rimbombare una domanda: a che servono? Forse potrebbero essere utili sulla spiaggia o su strade sterrate, ma che ci fanno a Novoli o al Campo di Marte? Visto che l’evoluzione delle mountain bike ha fatto crescere le ruote da 26” a 29”, a cosa servono biciclette gipponizzate con le ruote da 20”? Ruote esageratamente larghe e piccole di diametro che hanno bisogno di un motore elettrico per poterle usare senza trovarsi con il fiatone dopo tre pedalate, ed eccole quindi sciamare per le ciclabili e non solo, a velocità discutibile e, diciamocelo, anche senza vedere nemmeno una pedalata. Quando pensavo a questa mia avversione verso queste bici credevo di essere prevenuto, ma leggere che sono un problema anche per il Comune di Amsterdam mi ha rincuorato.
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