Negli ultimi anni uno dei principali impegni della nostra associazione è stato sollecitare amministratori, tecnici comunali ed imprese sulla necessità di individuare percorsi alternativi e sicuri per chi si muove in bici in caso di cantieri, grandi o piccoli che siano. Fu un risultato di questo nostro lavoro la realizzazione della pista provvisoria su viale Lavagnini quando fu chiuso il controviale, dove si trovava anche la pista ciclabile, per i lavori del tram Fortezza-San Marco.
Alcuni anni fa abbiamo avuto confronti con l'amministrazione comunale di Firenze sulla gestione della viabilità provvisoria anche per il cantiere della linea per Bagno a Ripoli, per il quale erano previsti percorsi alternativi e deviazioni. Purtroppo, forse complice la necessità di rispettare i tempi del PNRR, lo stato delle cose si è rivelato ben diverso: da mesi denunciamo una realtà fatta di percorsi tortuosi, in condivisione con le persone a piedi e spesso talmente stretti da non consentire neanche di scambiarsi, assenza pressoché totale di segnaletica che qualifichi quei passaggi come un percorso ciclabile, inducendo molte persone a scegliere di pedalare in strada.
Quest’ultima scelta è stata quella che martedì mattina ha portato alla morte di un cittadino in bicicletta, che stava ripartendo in viale Gramsci dal semaforo con via Leopardi ed è stato schiacciato da un camion.
Come associazione, porgiamo le nostre sentite condoglianze alla famiglia e siamo profondamente scossi, come sempre quando un gesto virtuoso, sportivo, civile e pacifico come usare la bicicletta porta alla morte. Facendo emergere tutta la brutalità del contesto stradale nel nostro paese.
A prescindere dal dettaglio delle dinamiche dell’incidente una riflessione è immediata: abbiamo bisogno di più sicurezza. Sappiamo che i cantieri sono parte integrante di una città che evolve, ma qualcosa non sta funzionando. Proprio la bicicletta, il mezzo che potrebbe aiutare a diminuire gli ingorghi in una fase così delicata per la città, non può diventare strumento di morte.
Purtroppo abbiamo timori che anche con l’assetto definitivo dei Viali a lavori terminati i problemi saranno molto simili. Le piste ciclabili che avremo a fine lavori saranno più strette delle precedenti, di larghezza insufficiente e non divise fisicamente né dal traffico a motore né dai pedoni: quindi inefficienti e poco sicure per tutti, su una delle direttrici di maggior traffico ciclistico della città.
Nel ribadire la nostra disponibilità e nell’offrire le nostre competenze per intervenire sulle situazioni di criticità della mobilità urbana e ciclabile, e sperando in un reciproco rapporto di collaborazione, riportiamo di seguito alcune nostri comunicati rilevanti in merito ai recenti avvenimenti: sulla gestione del cantiere tram qui (Lavagnini lato Fortezza), qui (viale Matteotti, ultimo tratto VACS) e qui (Ponte Rosso). Su altri cantieri qui. In merito alla configurazione futura dei viali si legga qui; per quanto riguarda gli angoli ciechi per i mezzi pesanti qui.
