lunedì 20 agosto 2007

La settimana dal 16 settembre è dedicata in tutt'Europa ad iniziative dal titolo "In città senza la mia auto". Il culmine è  il 22 settembre, quest'anno un sabato, in cui un gran numero di città, intere regioni e paesi, enti, associazioni, media operano in modo concentrico per sensibilizzare alla mobilità urbana "sostenibile" e alla rinuncia all'auto.

Il fatto che questa campagna si svolga a livello europeo ovviamente ci fa capire che i problemi causati dal traffico motorizzato sono di dimensioni continentali, e anzi planetarie.

L'effetto serra (quella cosina che causa alluvioni, scioglimento dei ghiacciai, desertificazione etc), le malattie da inquinamento (robetta tipo tumori, asma etc) vengono fatte risalire, in tutto il mondo, ad emissioni in buona parte provenienti dai motori a scoppio. Da qui scaturiscono i tentativi messi in atto da governi e istituzioni locali, nazionali o continentali di ridurre il traffico privato motorizzato a favore di alternative meno inquinanti e invasive. Detto in breve, trasporti pubblici e, guarda caso, la bicicletta, unico mezzo ad emissioni zero.

Ma diamo un'occhiatina in casa nostra: rispetto ai più civilizzati vicini europei siamo molto indietro ed si ha quindi una necessità ancora più forte di intervenire per sottrarre quote di mobilità all'auto (e al motorino). In Italia, ancor più che altrove, ai problemi di inquinamento, si vanno a sommare la reale immobilità del traffico proprio perchè tutto basato su valanghe di scatolette di lamiera con un solo poveretto al volante, stressato, aggressivo, sull'orlo di una crisi di nervi.

Nel nostro paese le cattive abitudini dure a morire vanno di pari passo con l'inerzia dei governi locali e nazionali: da decenni, e ancora oggi, si seminano strade e parcheggi, raccogliendo dunque traffico e ingorghi (oltre ad inquinamento, morti e feriti per incidenti etc.).

I nostri italici peccati (mortali) hanno però un vantaggio: possiamo guardare oltre confine e trovare soluzioni, almeno parziali, già pronte all'uso, che da noi sarebbero già un quasi paradiso: le già accennate alternative di trasporti pubblici efficienti + bicicletta + pedonalizzazioni da una parte, massiccie limitazioni al traffico motorizzato individuale e alla sosta, dall'altra.

Lo sviluppo dei trasporti pubblici richiede grossi investimenti, spesso con la necessità molto conflittuale di sottrarre soldi e spazio a strade, parcheggi etc. Da fare, ma certo non facile e dagli effetti a medio-lungo termine.

La bicicletta invece richiede modestissimi stanziamenti, essenzialmente mirati a dare sicurezza ai ciclisti separandoli dal traffico motorizzato, ma soprattutto attenzione e volontà: tenere conto delle biciclette in tutti gli interventi sulla viabilità, considerarle un segmento della mobilità, da incentivare e facilitare. I risultati possono essere tangibili subito.

Proprio a Firenze abbiamo degli ottimi esempi, sia negativi che positivi.

Nel 90 fu costruita la prima rete ciclabile, l'anello dei viali con diramazioni verso Campo di Marte e Stadio. A regola d'arte e in tempi quasi pionieristici.

Poi per lunghi anni il nulla, l'abbandono, la scomparsa di interi tratti, di pari passo con un traffico sempre più caotico, invasivo, arrogante e piratesco.

Qualche timida ripresa una decina di anni dopo, ma essenzialmente mal fatta: tratti isolati, spezzettamento, niente rete e collegamenti utli, solo dove "c'è posto" (ma magari non serve). Quasi solo immagine, e anche brutta.

Nel frattempo però il quadro è cambiato: i fiorentini che si muovono in bici sono sempre di più, arrangiandosi, in gran parte. E un crescente numero di persone, da sole o tramite associazioni come la nostra, preme sulle pubbliche amministrazioni, sbraita, scrive ai giornali, chiede incontri, denuncia, diffonde idee - ed ecco che qualcosa torna a muoversi: un piano delle piste ciclabili da realizzare, alcuni stanziamenti, criteri costruttivi più sensati fanno capolino, si riprende a progettare, costruire, concertare con gli utenti (non sempre bene, ma loro in ogni caso si fanno sentire e a volte la spuntano).

Per anni la "giornata europea senz'auto" è stata ignorata da parte delle istituzioni, o ci sono state adesioni "all'ultimo tuffo", puramente di facciata e senza nessun effetto, neanche di sensibilizzazione.

Ecco, il 22 settembre 2007 a Firenze può diventare un appuntamento cardine per dire la verità e chiedere a gran voce di uscire dall'inerzia:

il degrado è il traffico

le alternative ci sono, e la bici è una di queste

Non saremo soli, molte associazioni Fiab e altre organizzazioni ambientaliste in tutta Italia saranno anche loro sul piede di guerra (che poi è di pace).

Clicca qui per la manifestazione di sabato 22 mattina a Firenze

(vedi il sito nazionale Fiab con le adesioni, i dettagli etc.)

(vedi il sito europeo)



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