Firenze occupa una posizione peculiare nel panorama della mobilità italiana. La città, caratterizzata da una conformazione urbana densa e da un centro storico di eccezionale valore artistico, deve gestire un flusso di mobilità elevato e complesso, che include una forte componente pendolare e turistica.


Lo dimostrano i dati sulle contravvenzioni emesse nel comune fiorentino, così ripartite:


  • 11% a carico di residenti: per lo più per sosta irregolare e divieti legati alla pulizia delle strade

  • 45% a carico dei pendolari: eccesso di velocità e transito nelle corsie preferenziali

  • 44% a carico dei turisti (italiani e stranieri): accesso in ZTL e transito nelle corsie preferenziali


FONTE: https://italy.cleancitiescampaign.org/pums-updates/firenze-2-6-2025-primato-multe-solo-l11-a-fiorentini/


Alle criticità strutturali della viabilità cittadina si aggiunge un tasso di motorizzazione molto elevato: secondo i dati ISTAT pubblicati a febbraio 2026, si contano 877 mezzi a motore ogni 1.000 abitanti. Come il colesterolo nelle arterie, questi veicoli intasano e saturano la rete viaria fiorentina.


FONTE: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/02/Statistica-Today_Indicatori-del-parco-veicolare_Anno-2024.pdf


Di fronte a questi dati, non sorprende che la velocità media del traffico veicolare sia sistematicamente bassa.


FONTE: https://www.tomtom.com/traffic-index/city/florence



Quali sono le soluzioni possibili?


Allargare le strade significherebbe semplicemente aumentare l'ampiezza di un imbuto: questo colesterolo endemico saturerebbe ulteriormente la viabilità. A ciò si aggiunge che più strade richiedono più parcheggi: ma dove trovarli, e in quali spazi?


Il rischio concreto è quello di innescare il fenomeno della "domanda indotta" (induced demand), un paradosso urbanistico per cui l'aumento della capacità stradale non risolve il traffico, ma lo attira. L'esempio più emblematico a livello globale è il caso della Katy Freeway (I-10) in Texas: nonostante un investimento di 2,8 miliardi di dollari per portarla a una larghezza record di 26 corsie, i dati ufficiali del Texas A&M Transportation Institute (TTI) hanno rilevato che, solo pochi anni dopo l’ampliamento, i tempi di percorrenza erano aumentati del 51%. La nuova offerta di asfalto ha infatti spinto persone che prima usavano altri mezzi o viaggiavano in orari diversi a riversarsi in massa sulla nuova autostrada, saturandola nuovamente in tempi record.


FONTE: https://static.tti.tamu.edu/tti.tamu.edu/documents/0-6688-1.pdf


Senza contare che ampliare le strade significa sottrarre spazio al verde per sostituirlo con altro asfalto, con conseguenze evidenti sulle isole di calore estive e sulla qualità dell'aria. Firenze, per sua conformazione morfologica, è inserita in un bacino circondato da rilievi montuosi che la chiudono come in un cul-de-sac: un limite geografico che non è possibile superare.


No, la soluzione non è facilitare l'uso di ancora più automobili, ma diversificare il flusso del traffico: ridurre la componente privata a favore del trasporto pubblico e di una mobilità attiva. E ognuno deve fare la propria parte.


L'amministrazione ha intrapreso un coraggioso piano di trasformazione infrastrutturale, con l'introduzione di nuove linee tramviarie e piste ciclabili. Si tratta di un'opera epocale e radicale, la cui efficacia è già dimostrata dai dati restituiti dalle linee in esercizio e dai contabici installati in città.


Ma la trasformazione non può venire soltanto dall'alto, dall'amministrazione: deve coinvolgere anche i cittadini, l'egoismo del singolo, ciascuno nel proprio piccolo, in un percorso di cambiamento culturale nel modo di vivere e spostarsi nella nostra Firenze. Scegliere i mezzi pubblici o la bicicletta al posto dell'auto o del motorino significa abbracciare una mobilità attiva e sana - una scelta che risponde anche alle esigenze di una popolazione sempre più anziana, per la quale camminare  e muoversi in  bicicletta è la prima forma di prevenzione contro le tante malattie causate dalla sedentarietà, oggi sempre più diffusa e preoccupante.


Muoversi in modo attivo è anche un gesto di senso civico, di rispetto verso gli altri: liberare le strade dal traffico superfluo significa lasciare spazio a chi ne ha bisogno per forza e in fretta - le ambulanze, i vigili del fuoco, le forze di polizia.



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