Diventare grandi


La scuola è generalmente la prima comunità con cui i ragazzi si rapportano: stare insieme tra pari, relazionarsi con l'autorità, vivere all'interno di una istituzione con le sue regole. E' anche l'occasione per cominciare ad assaporare l'indipendenza: andare a scuola da soli.
In Italia la media dei ragazzi che vanno a scuola da soli è il 30%, e basta dare un'occhiata all'ingresso e all'uscita delle scuole per rendersi conto dell'invasione delle auto... in barba alle nebulose strade scolastiche. Per fare un raffronto, in Europa la percentuale sale al 90%.
Ho fatto questa riflessione a partire dalla notizia che la scuola media Ghiberti, a Soffiano, sarà demolita e ricostruita con i famosi fondi Pnrr. Mi immagino che ne venga fuori un gioiellino, ma nel frattempo, un paio d'anni, la scuola sarà spostata nei locali di un'altra, la De Filippo, in via de' Bassi (tra l'Isolotto e San Bartolo a Cintoia). Sorge il problema dello spostamento dei ragazzi da una sede all'altra. In questi giorni c'è stato un incontro tra genitori, dirigente scolastico, presidente del Quartiere e un tecnico comunale, e dai genitori è stata chiesta con forza la disponibilità di navette dedicate per i ragazzi della scuola, mentre l'Amministrazione ha messo a disposizione i mezzi del trasporto pubblico. La discussione andrà avanti con l'Assessore competente. Io nel frattempo farei un ragionamento più ampio.
I ragazzi da spostare sono 450, che significano nove pullman per l'ingresso e altrettanti all'uscita, tutti i giorni. Questi autobus hanno un costo, così come costano (probabilmente meno) i bus del servizio pubblico. E' stato proposto di creare una linea dedicata, in funzione negli orari di ingresso e di uscita dalla scuola, ma è sorto il problema della “promiscuità”: essendo un servizio pubblico, chiunque può salire a bordo se ha un regolare biglietto. Questo rende pericoloso usare l'autobus? Si tratta di ragazzi e ragazze di 11-13 anni che in molti casi prendono già l'autobus in autonomia: quindi, dov'è il problema? Lasciamoli andare questi ragazzi, diamogli fiducia e facciamoli sentire grandi, magari anche facendoli andare da soli a piedi o anche in bici: visto che il problema si porrà a settembre, c'è il tempo per predisporre una pista che colleghi le due scuole: via di Sant'Angelo, via Cigoli, un attraversamento migliore alla rotonda del viale Talenti, il tratto su via Canova fino a via Sernesi e poi la ciclabile c'è già, fino all'inizio di via de' Bassi.
Voglio chiudere con il racconto del viaggio a scuola di uno dei ragazzi di Barbiana, tratto dal libro “Lettera a una professoressa”.
“Quando [il babbo] tornò vidi che m'aveva comprato una pila per la sera, un gavettino per la minestra e gli stivaloni di gomma per la neve. Il primo giorno mi accompagnò lui. Ci si mise due ore perché ci facevamo strada con il pennato e la falce. Poi imparai a farcela in poco più di un'ora. Passavo vicino a due case sole. Coi vetri rotti, abbandonate da poco. A tratti mi mettevo a correre per una vipera o per un pazzo che viveva solo alla Rocca e mi gridava di lontano. Avevo undici anni”.
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