La tradizione ecologica 10



A volte leggo il giornale e mi pare di essere finito in un universo parallelo. Un giorno tutti sono preoccupati per il pianeta, le emissioni, il riscaldamento terrestre, e dopo qualche giorno (anzi, a volte anche solo dopo poche pagine) eccomi a leggere il contrario.
In questi giorni ho letto dell’auspicio di portare le gare di Formula uno al Mugello, a un paio di settimane dalla (fallimentare?) Cop 26 di Glasgow, dove si è dibattuto sulla riduzione delle emissioni di CO2 che rischiano di portarci all’estinzione.
Non ho niente contro l’autodromo e il Mugello, zona meravigliosa dove tra l’altro si possono mangiare degli ottimi tortelli durante la pausa di un bel giro in bici, ma mi chiedo se ha ancora senso, vista la drammaticità della situazione e l’urgenza dei cambiamenti, tenere in piedi un’attività il cui solo scopo è correre più velocemente degli altri, cioè come l’atletica, ma molto più rumorosa e inquinante. Non credo che a Glasgow ne abbiano parlato, ma a livello educativo sarebbe stato importante arrivare a decidere, per esempio, di diminuire ogni anno il numero delle gare motoristiche (di tutti i tipi e livelli) fino alla loro cessazione nel 2030. Se poi a qualcuno piace la velocità, ci sono sempre le auto elettriche: ricordo che la prima auto al mondo a superare il “muro” dei 100 km/h era elettrica… ed era il 1899.
Qualcuno si scandalizzerà perché “le innovazioni nelle auto da corsa si sono poi utilizzate nelle auto di serie”. Capisco, ma anche molte altre innovazioni diventate di uso quotidiano sono nate per uso militare, e non credo che nessuno rimpianga la necessità di qualche guerra per inventarsi qualcosa di nuovo.
Abbiamo bisogno della transizione, e questa ci coinvolge in tutti i campi: è meglio non dimenticarlo.
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