Aggiungi un posto al tavolo



A volte capita che gli articoli messi a lato della pagina del giornale, magari in posizione seminascosta, possano nascondere notizie interessanti.
Ieri l’altro c’è stato un “tavolo” al Ministero dello sviluppo economico, e seduti c’erano i rappresentanti del Ministero, i costruttori di auto e i sindacati.
In sintesi si prospetta di dare 1 miliardo di incentivi l’anno per tre anni (3.000.000.000 di euro, scritto così fa un certo effetto, di soldi pubblici) per sostituire le vecchie auto andando verso l’elettrico, tra l’altro soldi considerati insufficienti. Visti i partecipanti, si è convenuto di evitare i “tagli netti” nel passaggio dall’endotermico (benzina e gasolio) all’elettrico, e questo vuol dire, in italiano, che si continueranno a incentivare anche le auto “classiche”. Trattandosi di soldi pubblici, forse potevano essere invitati anche altri a dire la loro, visto che subiranno gli effeti di quelle decisioni: ambientalisti, ciclisti e, soprattutto, i giovani preoccupati (giustamente) per il loro futuro.
La perla finale è stato l’intervento di un sindacalista, per cui non devono essere dati incentivi per l’acquisto di auto usate perché è “un segmento di mercato che non ha effetti sulla produzione e sul lavoro”.
Legittima posizione, anche se nella mia ignoranza mi vien da dire che un’auto usata ha bisogno lo stesso di manutenzione (e forse di più di un’auto nuova), quindi dovendo montare nuovi pneumatici, tergicristalli o centraline varie, chi li produce come fa ad accorgersi dove verranno montati?
Poi, siamo d’accordo che il settore delle auto occupa un milione e mezzo di lavoratori, ma con un minimo di lungimiranza qualcuno avrebbe dovuto pensare già una ventina di anni fa a cambiare mansioni e professionalità di chi lavora in un settore destinato ad un drastico ridimensionamento… o la vicenda di Termini Imerese, per dirne una, non ha insegnato nulla? Son passati dieci anni...
Infine, una considerazione finale: acquistare un oggetto usato contribuisce a risparmiare risorse e prolunga la vita di quell’oggetto, creando meno rifiuti: in buona parte del mondo sindacale è ancora difficile accettare che le risorse di cui disponiamo sono limitate e non possiamo pensare (o sperare) di crescere all’infinito.
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