La tradizione ecologica 5



Mi ha colpito che il ministro alla cosiddetta transizione ecologica abbia additato gli “ambientalisti radical chic” come parte del problema del cambiamento climatico.
Non so se si riferisse a me, anche perché mi ritengo sì ambientalista, ma non so se radical e sicuramente non chic, come può testimoniare chi mi vede in giro.
L’argomento che ha riproposto è l’energia nucleare, e lo ha fatto durante un incontro alla scuola politica di un partito.
Io non posso vantarmi di essere un grande esperto come il ministro, che afferma che le tecnologie nucleari di quarta generazione sono prossime ad essere mature, ma fare la transizione ecologica con il nucleare è come far passare la fame a un diabetico con un millefoglie.
Transizione significa passare da una situazione ad un’altra, ben diversa. Il nucleare di tutte le generazioni è stato bocciato dai cittadini italiani per ben due volte, l’ultima nel 2011, e non vorrei che questo ministro voglia farci perdere ancora del tempo per andare di nuovo a dare un voto scontato. Per fare un esempio, intorno a noi la Svizzera ha deciso di uscire gradualmente dal nucleare nel 2011, decisione confermata da un referendum del 2017, nonostante che dipendano dall’atomo per quasi il 20% del fabbisogno energetico.
Noi dobbiamo ancora trovare un sito unico nazionale per stoccare i nostri rifiuti nucleari, ma nessuno lo vuole… figuriamoci una centrale in attività.
Se la prospettiva è avere il nucleare, prima della transizione ecologica sarebbe meglio la transizione da un ministro ad un altro: il cambiamento climatico corre, non abbiamo tempo da perdere.
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