L'idrogeno ci darà una mano?


Una volta c'era il motivetto con il gas che ci dava una mano, adesso che l'emergenza climatica si fa annunciare con tempeste e siccità, la nuova frontiera è l'idrogeno.
Un articolo molto interessante racconta con semplicità cosa c'è dietro la parola “idrogeno”.
La prima cosa da tenere a mente è che l'idrogeno deve essere prodotto, e per produrlo si consuma energia. Se si usa energia rinnovabile, si produce a impatto zero e viene chiamato idrogeno verde; se si produce con combustibili fossili si chiama idrogeno grigio, mentre se il combustibile fossile è il metano si chiama idrogeno blu ed è molto gradito dai produttori petroliferi. Per renderlo ambientalmente compatibile, la CO2 emessa nella sua produzione viene stoccata nei giacimenti esausti di petrolio e gas. Quando penso a questa soluzione mi viene in mente la polvere messa sotto il tappeto, ma è un mio limite intellettuale e tecnologico: capisco che siamo in fase di transizione ed è necessario passare da un utilizzo di energia ad un altro, ma non vorrei che questa fosse una scusa per tirarla per le lunghe. Eppoi, da quanti anni vediamo pubblicità di petrolieri pieni di prati verdi e cieli azzurri? La transizione è cominciata prima dalla pubblicità che dagli impianti?
Con la produzione di idrogeno verde, la Commissione europea ha stimato di modificare il mix energetico dell'Unione portando l'idrogeno dal 2% del 2020 al 14% del 2050, anno in cui raggiungere la neutralità carbonica. Questi numeri sono considerati troppo ottimisti dal nostro Cnr, ma pazienza. Io mi chiedo se sarà sufficiente e, soprattutto, se abbiamo tutto questo tempo.

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