Ancora vittime



Posso tornare sull’obbligo del casco per i ciclisti? Sarò noioso e ripetitivo, ma trovo incredibile che la risposta per la sicurezza dei ciclisti data da chi non va in bici sia il casco obbligatorio.
Curioso vero? La vittima viene colpevolizzata, pratica abominevole applicata in tante occasioni e per reati odiosi: state al vostro posto, vestitevi perbenino e (forse) non vi succederà nulla.
Mi si chiude lo stomaco a pensarci, ma nei giorni scorsi è stata uccisa una ragazza neanche maggiorenne. Era una ciclista sportiva e si stava allenando. Non posso esserne certo, ma potrei quasi essere sicuro che avesse il casco: e allora? Un’auto l’ha travolta lo stesso. Le indagini chiariranno l’accaduto, ma il problema rimane: un’altra vita, giovanissima, è stata spezzata mentre qualcuno fa la sua battaglia di civiltà sul casco obbligatorio.
Eppure il comunicato dell’Asaps da cui è scaturita la profonda riflessione sulla “battaglia di civiltà necessaria” lo diceva chiaramente: “le norme che dovrebbero tutelare maggiormente i ciclisti ci sono”, però “serve anche una maggiore presenza di divise sulla strada”. Nessuna menzione del casco, così come nel comunicato dell’Associazione dei ciclisti professionisti che, dopo la morte della ragazza, ha deciso di denunciare lo Stato italiano per la poca tutela verso i propri cittadini.
E’ troppo difficile da capire? Invece di promuovere leggi per il casco obbligatorio è necessario, per esempio, semplificare quelle che riguardano l’utilizzo di autovelox e apparecchiature similari, ma… si potrebbe diventare molto impopolari, vero?
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