Il desiderio chiamato tram



Anche se stiamo faticosamente uscendo dall’epidemia, dobbiamo provare a pensare oltre, a immaginare il futuro gestendo il potenziale pericolo che potrebbe ripresentarsi nelle nostre vite.
In queste settimane concitate ci siamo resi conto come sia necessario ripensare spazi e tempi delle nostre vite e delle nostre città. Noi, modestamente, sono anni che promuoviamo l’uso della bici, ottimo strumento per situazioni come l’attuale, ma sarei poco serio se dicessi che potrebbe bastare.
Per questo mi ha molto colpito il progetto (anzi, il “concept”) di un tram a prova di epidemia elaborato da un designer italiano. Bellissima linea minimale, è un tram a guida autonoma, ha due piani e varie accortezze che permettono un viaggio sicuro in tempi di epidemia.
Chissà, se venisse davvero realizzato, sarebbe interessante vederlo andare su e giù per i nostri viali.
La nostra è una città che si vanta per l’innovazione, il design, la bellezza e così via. Perché non rendere “iconici” anche i mezzi pubblici, o almeno una parte? I bus rossi a due piani sono il simbolo di Londra, i “cable car” quello di San Francisco: perché non avere un tram progettato e costruito solo per Firenze, almeno su una delle nuove linee?
 
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