Non siamo un'isola




Per renderci conto della gravità degli incidenti stradali, basta dare un’occhiata all’ultimo rapporto sul tema dell’Organizzazione mondiale della sanità (Who). Noi focalizziamo l’attenzione sugli oltre 3000 morti in Italia, ma leggere che, solo nel 2016, nel mondo ci sono stati 1,35 milioni di morti in incidenti stradali dovremmo fare un balzo sulla sedia.
E’ un numero da guerra non dichiarata (per capirsi, in Ruanda la stima delle vittime dei massacri è di 1,17 milioni di morti), ma non se ne parla. Forse perché è un problema sanitario senza alcun medicinale disponibile? Che si tratti di un problema sanitario è indiscutibile: a livello mondiale gli incidenti stradali sono l’ottava causa di morte, mentre sono la prima per la fascia di età 5-29 anni.
Per assurdo, la disuguaglianza economica si trasmette anche nelle vittime del traffico: i paesi più poveri hanno l’1% dei veicoli mondiali, il 9% della popolazione e il 13% dei morti, mentre i paesi più sviluppati hanno rispettivamente il 40%, il 15% e il 7%; in Africa ci sono 26,6 morti ogni 100.000 abitanti e in Europa 9,3.
Il futuro prevede l’aumento della motorizzazione dei cosiddetti paesi emergenti, e l’eventuale elettrificazione dei veicoli non migliorerà il problema senza strutture, veicoli e soprattutto comportamenti adeguati.
Nel mondo c’è una vittima della strada ogni 24 secondi, e nel tempo speso leggendo questo post saranno morte due persone. E intorno a noi le pubblicità di auto continuano ad essere dappertutto.

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