Toglietegli il bio



Il prefisso “bio” è diventato sinonimo di ecologico, salutare, buono e così via. Ogni parola con queste tre lettere davanti nel nostro immaginario diventa immediatamente piacevole, gradita, corretta, anche se messa davanti alla parola “carburante”.
I biocarburanti sono prodotti generalmente utilizzando cereali o semi oleosi, e per il solo fatto di essere di origine vegetale sembrano il punto di arrivo della nostra ecologicità, visto che dovrebbero ridurre le emissioni di gas serra.
Qualche anno fa feci due conti, e vidi che per produrre il biodiesel necessario a sostituire tutto il gasolio consumato in Italia non sarebbero bastati tutti i nostri terreni coltivabili.
Tra i biocombustibili l'olio di palma la fa da padrone: il 40% degli oli vegetali prodotti nel mondo è di palma, mentre la cultura millenaria dell'olio di oliva copre appena l'1%.
Buona parte dell'olio di palma proviene dal sud-est asiatico, e viene prodotto togliendo spazio alle foreste, nonostante una parte di questo sia prodotta in modo più sostenibile.
Inoltre alcuni studi dimostrano che considerando tutta la filiera (dalla coltivazione fino all'utilizzo e quindi all'emissione dei gas) i biocarburanti possano arrivare ad emettere gas serra fino al 50% in più rispetto ai carburanti tradizionali.
I biocarburanti possono aiutare nella fase di passaggio verso una società senza petrolio, ma non la soluzione: o si coltivano i campi per alimentare i motori oppure le persone. A chi compete la scelta?

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