Il Faraone e le piramidi


Già visto, mi verrebbe da dire di fronte all'ennesima candidatura per le Olimpiadi, stavolta del 2024.
Grandi cori di approvazione a destra e a manca, eccettuata qualche vocina fuori dal coro... e visto che l'idea è quella di utilizzare impianti già esistenti, mi vien subito da far presente che a Roma il velodromo olimpico l'hanno fatto saltare pochi anni fa... e pensare che era stato definito il più bello del mondo: la sua storia è raccontata in sei minuti.
Non starò a pensare alle possibili infiltrazioni mafiose o ad altri guai, ma resterò sul tema: a che serve? Per rilanciare l'immagine nazionale? Non sarà che queste grandi manifestazioni servono solo a fare passerelle a qualcuno e affari a qualcun altro? Pensiamo ai mondiali di ciclismo dell'anno scorso:  a parte farci godere della città sgombra dalle auto per una settimana e un po' di turisti che hanno speso dei soldi, a noi cos'è rimasto? Qualche strada riasfaltata, e poi?
Per avere un'idea, per questa operazione sono stati previsti sei miliardi (ammesso che sia una cifra vera), mentre per il dissesto idrogeologico poco più di due e per le scuole (e già è tanto) uno...
Beh, certo, per un argine rifatto a modino (speriamo) non c'è di sicuro un collegamento in mondovisione, figuriamoci per costruire un migliaio di chilometri di rete cicloturistica... ed ecco che questa grande manifestazione diventa come la piramide per il Faraone: un monumento per chi l'ha pensata. Il popolo, finiti i Giochi, quanto dovrà pagare?
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